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Un'urna funeraria per i Comites e... non solo !

del 13/05/2015

Eh si, credo proprio che con le recenti elezioni del 17 aprile - con le quali si sono rinnovati, dopo ben undici anni, i Comitati degli Italiani all'Estero, sopravvissuti alla desertificazione subita dalla rete consolare italiana in questi ultimi lustri - si sia celebrato il de profundis per questi organismi. Per rendersene conto basta leggere nel box in questa stessa pagina i dati relativi alla partecipazione all’evento elettorale forniti dalla Direzione generale degli italiani all’estero della Farnesina (elettori iscritti 6,5% degli aventi diritto, votanti effettivi 4,46%, voti validi 3,75%). Si, credo proprio che le urne di quest’ultimo evento elettorale siano state le urne funerarie dei Comites e, temo, per l'intera filiera della rappresentanza delle comunità italiane all'estero. Ovvero anche per il CGIE (sia pure dimagrito di un terzo, nella futura composizione) e per la stessa Circoscrizione Estero con i suoi diciotto parlamentari che, peraltro, si ridurranno comunque già a dodici se diventerà legge la modifica del Senato attualmente in discussione nel parlamento italiano. E, per organizzare questo funerale, tutti ci hanno messo un po’ del suo:

·       Quei parlamentari che, con l’intento di volerne modernizzare l’impianto legislativo (peraltro datato solo 2003), hanno contribuito a rimandare alle calende greche il rinnovo dei Comites che, altrimenti, doveva esserci nel 2009 facendo perdere, così, agli italiani all’estero la grande opportunità di poter attrarre e coinvolgere in queste strutture di rappresentanza le migliaia di giovani italiani - di seconda e terza generazione  - che erano stati gli attori principali del Convegno mondiale dei giovani italiani all’estero che era stato organizzato a Roma  alla fine del 2008.

·       Il governo Berlusconi, e quelli successivi, che per le difficoltà finanziare del Paese, e quindi per risparmiare sui costi delle elezioni dei Comites, hanno preso al balzo l’opportunità offerta da coloro che lavoravano per una nuova legge per rinviarne continuamente il rinnovo.

·       Quelli che hanno pensato di testare, con queste elezioni per il rinnovo dei Comites, la (grande) novità della preiscrizione nell’Albo elettorale dell’Ufficio consolare di riferimento per coloro che volevano essere elettori dei Comites. Cioè una vera e propria primizia per gli elettori italiani che, evidentemente, richiedeva più tempo con una migliore e più diffusa informazione sia da parte della rete diplomatico-consolare che dei media e dello stesso associazionismo italiano.

·       Quelli che - constatato il flop nella presentazioni delle liste elettorali in molte Circoscrizioni consolari nonché  il ridicolo numero  delle preiscrizioni per la scadenza elettorale di metà dicembre dello scorso anno - hanno sollecitato e ottenuto lo spostamento delle elezioni al 17 aprile facendo, così, scemare quel pur minimo di entusiasmo che, nell’autunno, si era creato nelle comunità italiane intorno al rinnovo dei Comites. E questo può magari spiegare, in parte, l’assurdità che non tutti gli elettori che si erano preiscritti negli Albo elettorali hanno poi votato pur avendo ricevuto a casa il plico elettorale.

·       Le organizzazioni ed associazioni italiane che, ancora una volta, non hanno candidato i loro dirigenti di punta nelle elezioni dei Comites, ovvero i loro dirigenti più qualificati e maggiormente conosciuti tra le comunità italiane che, per lo più, continuano a non candidarsi per questi organismi (La loro scarsa presenza nelle liste dei candidati e la non riconoscibilità politica delle stesse liste possono aver inciso nella bassissima partecipazione al voto).

·       Gli eletti all’estero nel parlamento italiano che non avendo dimostrato, più di tanto, di saper rappresentare e difendere gli interessi degli italiani all’estero - basta vedere quanto è accaduto negli ultimi lustri (in negativo ovviamente) alla rete consolare, ai corsi di lingua e cultura ed alla fiscalità sulla casa in Italia  degli emigrati - di fatto hanno squalificato agli occhi degli emigrati anche il ruolo di rappresentanza dei Comites e del Cgie (Questo può pure spiegare la ridicola percentuale di preiscrizioni).

 

Poi, poi naturalmente - insieme ad altri probabili motivi - vi è pure un altro fatto del quale non si può più non tener conto e cioè che nel mondo tra gli oltre 4.636.647 cittadini italiani e tra i 3.747.341 elettori, nella stragrande maggioranza, vi sono ormai italiani di seconda, terza e quarta generazione che non sono affatto interessati al Sistema Italia ed alle sue istituzioni di rappresentanza (Comites, Cgie e la stessa Circoscrizione Estero) e la nuova emigrazione, quella 2.0 per intenderci, vive in un mondo tutto suo parallelo a quello della “vecchia” emigrazione senza che i due mondi si incrocino mai, salvo rare eccezioni, e non sembra per niente interessata a queste istituzioni che, molto spesso, non conosce neppure.

Ciò detto è evidente che l’intero impianto della rappresentanza, compreso l’associazionismo tradizionale – che poteva andar bene sino a quando gli italiani all’estero erano in maggioranza emigrati di prima generazione - dovrà essere rivisto completamente alla luce dell’attuale presenza italiana nel mondo e delle “sue” aspettative ed esigenze di stare insieme e di rappresentanza nei confronti dell’Italia. Aspettative ed esigenze che “loro” stessi dovranno esprimere e non altri!

 


Lo scorso 17 aprile, nei 129 seggi che sono stati istituiti all’estero in 38 diversi Paesi, si sono tenute le elezioni di 101 Comites in cui sono stati eletti complessivamente1’284 consiglieri. Dai dati resi noti dalla Direzione generale degli Italiani all’Estero del Ministero degli Esteri emerge che su 3.747.341 elettori presenti negli elenchi del Ministero dell’Interno si sono registrati per votare i Comites 243.162 cittadini e cioè il 6,5% del totale degli aventi diritto. A questi, come precisa la DGIEPM, vanno poi aggiunti 15.382 elettori che si sono manifestati pur senza essere compresi negli elenchi del Ministero dell’Interno e che sono stati ammessi al voto dopo i dovuti controlli effettuati dagli uffici consolari presso i rispettivi comuni italiani di iscrizione.

Del totale di 258.544 elettori registratisi per il voto, 167.714 (pari al 64,9%), hanno fatto pervenire in tempo utile il plico elettorale al consolato di riferimento, portando la partecipazione effettiva al 4,46% della platea degli aventi diritto. I voti validi sono risultati essere 141.284, corrispondenti al 3,75% dell’elettorato. I plichi restituiti dalle poste ai consolati per indirizzi sbagliati sono stati 17.872, pari al 6.92% di quelli inviati. 4.081 le buste pervenute dopo la mezzanotte del 17 aprile e quindi cestinate. 

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