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Un Capo dello Stato che ama l'Italia

Sergio Mattarella, siciliano, persona seria e onesta. Un democristiano che vuole ricucire il Paese e sconfiggere mafia e povertà

del 18/02/2015

L’Italia, dal 3 febbraio scorso, ha il dodicesimo Presidente della Repubblica, eletto con 665 voti. Personaggio a molti sconosciuto, nonostante un curriculum vitae alquanto poderoso che, a detta dei suoi sostenitori, incarna ciò che di meglio ha espresso la Prima Repubblica. Nato a Palermo nel 1941, figlio e fratello di due esponenti della tradizione democristiana, nel 1983 fu eletto per la prima volta alla Camera; nel 1987 il Premier De Mita lo nominò Ministro dei rapporti con il Parlamento, carica mantenuta anche nel successivo Governo Goria, mentre Andreotti lo scelse come Ministro della pubblica istruzione. Dimessosi per protesta contro la legge Mammì sulle tv, insegnò Diritto parlamentare all'Università di Palermo; nel 1992 assunse la direzione de "Il Popolo", quotidiano romano della DC. Rieletto, presentò la legge elettorale Mattarellum; nella XII Legislatura (1994-96) fece parte della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia ed altre associazioni criminali.

Durante il primo Governo D’Alema (1998), in qualità di vice Presidente del Consiglio dei Ministri, partecipò alla Commissione bicamerale per la riforma della Costituzione. Nella XIV Legislatura (2001-2006), con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio, presentò, tra le altre, una proposta di legge per erogare un assegno di solidarietà ai cittadini anziani residenti all'estero. Nel 2007 fu tra gli estensori del manifesto del Partito Democratico; dopo lo scioglimento anticipato della XV legislatura, non si ricandidò. Il 5 ottobre del 2011 fu eletto dal Parlamento Giudice della Corte costituzionale.

Una vita ricca d’incom-benze e di proposte, la sua, che dopo l’elezione non gli hanno impedito di chiedere alle suore della chiesa dei Santi Apostoli di pregare “per me affinché io sia uno strumento per il bene del Paese”. Ma anche di sofferenze psicologiche, dovute alla morte del fratello Piersanti, Governatore della Regione Sicilia, ucciso il 6 gennaio 1980 dalla mafia, poi al decesso, avvenuto 3 anni fa, della moglie Marisa Chiazzese, sorella di Irma sposata con Piersanti. Pene che hanno contribuito a renderlo alquanto taciturno e poco sorridente: non a caso il suo discorso inaugurale da Capo dello Stato è durato solo una mezz’oretta, benché interrotto da 43 applausi. Ma che lo hanno portato ad improntare il suo testo sulla lotta alle associazioni criminali, alla corruzione ed alla povertà, quindi alla dignità della persona, dei poveri e degli umili, in modo “che la speranza possa vincere sulla rassegnazione in uno spirito di unità nazionale”. Da qui l’invito alle Istituzioni a ridare “un orizzonte” nuovo alla Penisola, ricucendola socialmente, riavvicinando le generazioni e le diverse culture, restaurando la memoria storica e condividendone i valori. Finalità possibili solo effettuando le riforme “necessarie per ricostruire un clima di fiducia in Italia e fuori d’Italia”.

Le elenca, incominciando da quelle costituzionali, “indispensabili per dare una maggiore funzionalità ad un sistema patologicamente penalizzato da sovrapposizioni di poteri e frantumazioni corporative”. Poi quelle economiche alle quali invita a dare la precedenza, in quanto dal rilancio dell’economia dipendono i diritti dei lavoratori. E la nuova legge elettorale, necessaria dopo la dichiarazione d’incostituzionalità del “Porcellum” emanata dai Giudici, tra i quali lo stesso Mattarella, della Corte Costituzionale. Interventi legislativi per effettuare i quali, dice, “sarò un arbitro imparziale, ma i giocatori in campo mi aiutino”.

 

Sergio Mattarella a Bruxelles

 

Indubbio che Sergio Mattarella sia una persona seria, onesta e sobria, con un altissimo senso dello Stato e delle sue Istituzioni, tanto da far pensare che saprà, con imparzialità, rappresentare i valori dell’Unità nazionale, difendere la Costituzione e ridare, in un momento in cui imperversa una profonda crisi morale, economica e di discredito nella politica, fiducia a tutti, giovani, anziani, pensionati, disoccupati o imprenditori che siano. Certo, non proprio propenso all’ideologia liberale, a giudicare dal fatto che, convinto delle capacità di Governo dell'Ulivo, abbia sparato spesso insulti a Berlusconi e, nel 1999, definito “un incubo irrazionale” l'ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo, in quanto esso “si fonda sul senso della misura, e questi di Forza Italia non ne hanno, evocano il comunismo tentando di tenere l'Italia ingabbiata in schemi di mezzo secolo fa”. Però uomo di profonda fede cattolica che lo spinge a dire “il Quirinale sia casa degli Italiani” e a mantenere abitudini e tenore di vita umili, a cominciare dall’appartamento di 50 metri nella foresteria della Consulta, l’uso di una vecchia Panda grigia ed i frugali pasti, benché intaschi 234 mila euro a titolo di liquidazione dei 25 anni passati in Parlamento, ai quali si sono aggiunti i 9.363 euro al mese percepiti da Giudice della Corte Costituzionale, nonché la pensione da professore universitario, pari a circa 80mila euro l'anno. Ora si ritrova con una stipendio da favola ed una serie di privilegi ereditati dai suoi predecessori. Cercherà di diminuire gli altissimi costi della Presidenza della Repubblica italiana? Ce lo auguriamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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