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Pasquale Azzolina - Scultore Ligneo (Mistretta, 1859-1934)

del 14/01/2015

Mistretta è una ridente cittadina situata nella catena montuosa dei Nebrodi, a 980 metri di altezza. Arroccata su un’alta pianura ai piedi di un castello saraceno,ospita antichi palazzi nobiliari e borghesi costruiti in pietra a faccia vista che ne fanno una sua peculiarità, ma essa è anche famosa per i tipici dolci di mandorle che vi si producono, chiamati comunemente “pasta reale”, da non confondere con la frutta martorana prodotta in altre zone della Sicilia.

Il suo territorio ha una copertura boschiva tra le più ampie della Sicilia e vi sono diffuse particolarmente cerrete e faggete. Nel 1390 era circondata da numerosi casali, dunque era considerata una città vera e propria. Vi convivevano tre etnie: i Bizantini, gli Arabi ei Latini. Tali popoli erano perfettamente integrati in un unico spirito civico che consentì loro la creazione di notevoli infrastrutture civili e religiose le cui testimonianze esistono ancora oggi.

Il fatto che fosse al centro di un’area boschiva tra le più estese della Sicilia favorì sensibilmente – tra i suoi abitanti – l’arte della scultura lignea che ancora oggi si può ammirare nelle chiese e nei palazzi della cittadina. Tra i più noti e validi scultori in legno si annovera Pasquale Azzolina che nacque a Mistretta il 10 gennaio 1859 da Michele Azzolina e Francesca Regalbuto e vi morì il 15 febbraio 1934.

Il papà era un esperto ebanista che aveva avviato una ben fiorente attività commerciale nella città di Mistretta.

Pasquale – che era molto legato a entrambi i genitori – fin da bambino, dopo aver terminato la scuola, esercitò assiduamente il mestiere paterno sviluppando, in tal modo, le sue tendenze per l’arte e, in particolare, per la scultura in legno.

Ultimate le scuole elementari il comune di Mistretta – riconoscendo in lui la vera stoffa dell’artista – lo mandò a studiare a Palermo, all’Accademia di Belle Arti, assumendo a proprio carico tutte le spese necessarie per la sua formazione. Ciò lo fece emergere dall’anonimato facendolo partecipare alla vita culturale e artistica mistrettese lasciando numerose pregevoli opere.

Pasquale Azzolina lavorò molto a Mistretta e a Nicosia dove si trasferì per alcuni anni – intorno al 1910 – dovendo creare l’altare dell’allora beato Felice nella chiesa dei Cappuccini. A tal proposito padre Costantino Cerami, nella sua monografia inedita sul Convento e i Cappuccini di Nicosia conservata negli archivi dei PP. Cappuccini di Messina così scriveva: quando essendo Guardiano del Convento il rev. P. Salvatore da Valledolmo, si cooperò a far ornare la nicchia, a far scolpire sul gradino superiore dell’altare dedicato al Beato due miracoli strepitosi, operati in vita dal Servo di Dio venerabile Felice, cioè: Quando tirò l’acqua dalla cisterna con i panieri di vimini e di canne, essendo presente il viceré; e quando cacciò il demonio dall’armento, comparso in forma umana di pastore col nome di Agostino; inoltre il medesimo Guardiano fece fare una cortina per ornare la cappellata, dove è collocata la statua. Tutto ciò è rammentato nella seguente iscrizione, posta d’innanzi alla mensa dell’Altare:

Fra Salvatore da Valledolmo Guardiano Cappuccino coadiuvato dai fratelli e dalle sorelle del iii Ordine, dalla pietà dei Valledolmesi ed altri devoti riconoscenti questa Cappella al B. Felice faceva costruire. Gennaio 1912 - Azzolina Pasquale - Scultore - da Mistretta.

Sempre nella città di Nicosia, all’interno Cattedrale – nella cappella laterale all’altare maggiore – realizzò due enormi cornici che racchiudono numerose reliquie di santi e che, pertanto, sono centro di devozione per i cittadini nicosiani. Inoltre restaurò in maniera egregia – proprio così come era stato costruito e realizzato nel 1622 da Giovanbattista Li Volsi e da suo figlio Stefano – il coro ligneo sito nella Cattedrale che stava cadendo in rovina.

Molti altri suoi lavori, si trovano in varie case private di Mistretta, Nicosia, Monopoli, Palermo e Genova.

In particolare, a Mistretta, alcune sue opere si trovano nel palazzo del cavaliere Gioacchino Salamone e nel palazzo Tita, entrambi tra i più belli della cittadina dei Nebrodi.

Ancora altri suoi capolavori si trovano nei locali dell’ex Municipio di Piazza Vespri, poi ci sono i numerosi quadri della sala di rappresentanza della Società Operaia di Mutuo Soccorso e le scaffalature della farmacia Di Dino, oggi farmacia Fogliani. Infine, nella chiesa di Santa Maria, si trova il quadro di Maria Santissima del Santo Aiuto, ma i più importanti sono il fercolo (vara) e la varetta dell’Ecce Homo la cui festa si celebra la seconda domenica di settembre e che, dopo anni di oblio, ha ripreso l’importanza dei tempi passati grazie a Peppino Sorbera, presidente del Comitato Organizzatore dei festeggiamenti, splendidamente coadiuvato dal Comitato composto da un manipolo di giovani volenterosi tra i quali Giovanni Mentisana, Vincenzo Mingari, Antonino Sansarello e Sebastiano Zampino.

 

 

  

 

 

 

 

 

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