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Nessun premio ma tanti punti positivi: l'Italia al Festival di Cannes

del 03/06/2015

Tornano a mani vuote i film italiani in concorso al Festival di Cannes. La giuria internazionale ha preferito premiare Dheepan del francese Audriard; non mancano però i motivi per essere soddisfatti: i tre film in concorso hanno ricevuto consenso di critica e pubblico, mostrando all’estero un buono stato di salute del cinema nostrano. Inoltre, come diceva il compositore ungherese Béla Bartók: “I concorsi sono per i cavalli, non per gli artisti”.

Come ha ribadito Nanni Moretti durante la conferenza stampa di presentazione del suo Mia Madre, non siamo in presenza di un movimento o di una “scuola” italiana, anzi ciò che colpisce è l’eterogeneità degli stili cinematografici e delle storie raccontate.

Era dal lontano 1994 che tre autori italiani non partecipavano contemporaneamente alla selezione ufficiale del prestigioso festival francese. L’ultimo italiano a vincere la palma d’oro era stato proprio Moretti nel 2001 con La stanza del figlio, mentre solo l’anno scorso il film indipendente Le meraviglie di Alice Rohrwacher è stato premiato con il Grand Prix speciale della giuria. Nella lunga storia del festival di Cannes erano tornati in Italia con il premio più ambito capolavori come: Roma città aperta di Rossellini nel 1946, Miracolo a Milano di De Sica nel 1951, Due soldi di Speranza di Castellani nel 1952, La dolce vita di Fellini nel 1960, Il Gattopardo di Visconti nel 1963, Signore e signori di Germi nel 1966, Blow up di Antonioni nel 1967, La classe operaia va in paradiso di Petri e Il caso Mattei di Rosi nel 1972, Padre Padrone dei Taviani nel 1977 e L’albero degli zoccoli di Olmi nel 1978.

Tutte e tre le opere in concorso quest'anno presentavano forti caratteri di internazionalità (cast, produzione, tematiche), sintomo del fenomeno di “sprovincializzazione” che attraversa il nostro cinema degli ultimi anni.

Paolo Sorrentino, già a Cannes con Le conseguenze dell’amore (2004), Il divo (2008 - Grand Prix speciale della giuria), This must be the place (2011) e La grande bellezza (2013 - vincitore in seguito del Premio Oscar come miglior film straniero), presentava a questa edizione Youth - La giovinezza. Il film (coproduzione internazionale Italia, Francia, Svizzera, Regno Unito) che vede tra gli interpreti principali Michael Caine, Harvey Keitel e Jane Fonda, è interamente parlato in inglese e la maggior parte delle scene sono state girate a Davos, in Svizzera. Con uno sguardo poetico e personale, Sorrentino segue le vicende di un direttore d’orchestra in pensione (Michael Caine) e la sua ricerca della giovinezza perduta.

Mia Madre di Nanni Moretti - già a Cannes con Ecce Bombo (1978), Caro diario (1994 - premio miglior regia) e Habemus Papam (2011), oltre alla palma d’oro La stanza del figlio - ha già avuto un ottimo successo di pubblico in Italia. Nel film Margherita Buy, alter ego di Moretti sullo schermo, è una regista di successo che sta lavorando con un attore americano famoso (interpretato da John Turturro), ma allo stesso tempo attraversa un periodo difficile della propria esistenza, perché deve accudire la madre gravemente malata. Come al solito Moretti riesce con leggerezza e ironia a tratteggiare una storia piccola ma piena di umanità.

Tale of Tales - Il Racconto dei Racconti è un progetto ambizioso, la prima incursione del cinema italiano in un genere nuovo: il fantasy. Il regista, Matteo Garrone, si era già fatto conoscere dal pubblico di Cannes con Gomorra (tratto dall’omonimo best seller di Roberto Saviano) nel 2008 e Reality nel 2012, entrambi vincitori del Grand Prix della giuria.

Questo film é ispirato dalla raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti, scritto da Giambattista Basile nel 1600 e rappresenta una svolta significativa nella carriera cinematografica di Garrone, non solo per le tematiche affrontate, ma anche per l’internazionalità del cast (Vincent Cassel, tra gli altri) e il notevole impegno produttivo.

Tutti e tre questi autori (Moretti, Garrone e Sorrentino), ognuno con le proprie peculiarità, hanno negli anni sviluppato uno sguardo personale che li ha fatti conoscere aldilà dei confini nazionali, riportando il nostro cinema se non ai fasti di un tempo, almeno in quella condizione di appetibilità internazionale che fa da volano a un’industria culturale molteplice e sfaccettata.

Meritevole di menzione è anche il quarto lungometraggio italiano presente alla kermesse francese: Louisiana (the other side) di Roberto Minervini, nella sezione parallela “Un certain regard”. Questo documentario, girato negli Stati Uniti dove il regista vive da tempo, racconta un’America sconosciuta e piena di contraddizioni, evidenziando ancora una volta il buono stato di salute del “cinema della realtà”, che con i suoi autori italiani raccoglie premi ovunque (non ultimo Rosi, leone d’oro a Venezia col documentario Sacro Gra).

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