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Quirinale 

Il Quirinale, viaggio tra passato e presente

del 10/06/2015

Non possiamo pensare al Palazzo del Quirinale come ad un’opera architettonica unitaria, voluta da un unico committente e portata a termine in tempi brevi.

Esso sorge sul più alto dei sette colli romani, che deve il suo nome al dio Quirino (termine col quale i Latini identificano Romolo, il fondatore della città di Roma), che qui avrà un tempio a lui dedicato.

Tutto nasce da una semplice vigna, di proprietà del cardinale Oliviero Carafa. Il luogo è talmente tranquillo e fresco in estate, che il prelato decide di costruirsi una villa. Successivamente la struttura viene data in affitto alla famiglia Farnese, cui subentrerà la famiglia d’Este.

Papa Gregorio XIII sarà il primo pontefice a innamorarsi del luogo, dove spesso soggiorna in estate, come ospite del cardinale Ippolito d’Este. Ne è talmente incantato da far ampliare a sue spese la villa, dando così origine alla “Palazzina Gregoriana”, prima unità del complesso del Quirinale.

Egli nomina l’architetto bolognese Ottaviano Nonni, detto il Mascherino, direttore dei lavori. Il Mascherino elabora un’elegante costruzione a doppia loggia sovrapposta e lascia la sua firma in due elementi architettonici straordinari. Il primo è una scala a struttura elicoidale, considerata uno dei vertici dell’architettura romana dell’epoca (1583-1584). Essa si articola dalle cantine al sottotetto, collegando le due logge della palazzina, ed è caratterizzata da coppie di colonne doriche in travertino, che accompagnano con eleganza e armonia il sinuoso andamento delle rampe, che è impostato su pianta ellittica. La sommità della scala è coronata da un lucernaio anch’esso ellittico, da cui filtra una luce naturale che crea dei suggestivi effetti di luce e ombra.

L’altro elemento è la torre panoramica che sovrasta la palazzina. Provvista di finestre su tutti e quattro i lati, permette una splendida visuale su Roma a 360°.

Ma torniamo a noi. Alla morte di Gregorio XIII, il suo successore Sisto V, affascinato anche lui dal luogo, decide di comprare l’intera proprietà dalla famiglia Carafa, con l’idea di farne la residenza estiva papale. All’architetto ticinese Domenico Fontana viene dato l’incarico di ampliare la Palazzina Gregoriana, aggiungendo una lunga ala al fianco sinistro dell’edificio (prospiciente la piazza del Quirinale), che termina con un edificio ad angolo su via del Quirinale. Il Fontana progetta per l’interno dell’edificio, una luminosissima galleria, provvista di finestre su entrambi i lati, che nel suo assetto definitivo toccherà quasi i settanta metri di lunghezza.

Dopo due brevi pontificati, il nuovo papa Clemente VIII concentra la sua attenzione sui giardini, dando il via a grandi opere di ingegneria idraulica, affidate all’architetto Giovanni Fontana (mai cognome fu più appropriato!). L’opera più singolare è senz’altro la Fontana dell’Organo, detta del “Nicchione”, in cui i suoni emessi sono dovuti all’azione dell’acqua.

E arriviamo a Paolo V: all’architetto lombardo Flaminio Ponzio viene richiesto di aggiungere un’ala, stavolta al fianco destro della vecchia Palazzina Gregoriana. Egli lo fa su modello architettonico dell’ala precedentemente edificata dal suo collega Domenico Fontana per Sisto V, aumentandone però la larghezza. È in questa ala che troviamo la Sala del Concistoro (oggi Salone delle Feste) e la Cappellina dell’Annunziata, decorata da Guido Reni (uno degli artisti più famosi del seicento) con episodi di vita della Madonna. Qui l’affresco più noto è senz’altro la “Madonna del cucito”, che ritrae un’insolita scena in cui la Vergine, con lunghi capelli biondi, è intenta a cucire, assistita da due angeli. Al pittore Carlo Maratta sarà affidato in seguito il compito di ridurre la scollatura dell’abito della Vergine (ritenuta eccessiva per l’epoca), problema che risolverà abilmente dipingendo un impalpabile velo.

Nell’edifico che congiunge l’ala sinistra del Fontana all’ala destra del Ponzio, trovano posto la Cappella Paolina e la Sala Regia (oggi salone dei Corazzieri), entrambe maestose e superbe opere dell’architetto ticinese Carlo Maderno (nipote del Fontana), succeduto al Ponzio, nel frattempo deceduto.

Le proporzioni e la struttura della Cappella Paolina, si ispirano alla Cappella Sistina in Vaticano, così come il tono solenne e maestoso, che trova l’apice nello splendido rivestimento della volta, eseguito in stucco bianco e dorato, che si ispira al soffitto della Sala Regia in Vaticano.

Sull’altare oggi vi è un arazzo francese ottocentesco, della famosa manifattura Gobelins.

In occasione del conclave, qui si tenevano le votazioni segrete dei cardinali per eleggere il nuovo pontefice. La storia ricorda quattro conclavi avvenuti al Quirinale in epoca ottocentesca, che videro l’elezione dei papi Leone XII, Pio VIII, Gregorio XVI e Pio IX. Durante il conclave, le finestre del palazzo venivano serrate, mentre il portone principale restava aperto e presidiato dalle guardie della nobile famiglia Chigi che, per diritto ereditario, era responsabile della guardia al palazzo. La finestra della Loggia delle Benedizioni veniva murata con creta e mattoni e le comunicazioni tra interno ed esterno erano quasi del tutto interrotte. Nella Cappella Paolina avvenivano quindi le votazioni e, la caratteristica fumata proveniente da una stufa collocata dietro l’altare e provvista di tubo collegato con l’esterno, indicava la mancata elezione del nuovo pontefice.

Il segnale certo che Roma aveva un nuovo papa, era lo smuramento della Loggia delle Benedizioni, da cui il Cardinal Decano dava l’annuncio ufficiale e da cui subito dopo, si sarebbe affacciato il nuovo pontefice per salutare e benedire il popolo.

La Cappella Paolina comunica direttamente con il Salone dei Corazzieri, che

 rappresenta uno degli ambienti più vasti del Quirinale. Esso è caratterizzato da uno splendido e ricco soffitto a cassettoni e da un pavimento in marmi antichi. L’ambiente è arricchito da affreschi di epoche diverse e da 16 arazzi, alcuni della prestigiosa manifattura Gobelins e altri della non meno squisita manifattura napoletana, siglati da Pietro Duranti, direttore dell’Arazzeria Reale napoletana.

Col papa Urbano VIII arriviamo al 1626, anno in cui viene aggiunto il caratteristico torrione cilindrico che troneggia sulla facciata del palazzo, che tradizionalmente si attribuisce al famoso architetto napoletano Gian Lorenzo Bernini e che era destinato alle artiglierie a guardia dell’ingresso.

Il Bernini realizzerà anche la Loggia delle Benedizioni, al di sopra del portale d’ingresso(disegnato dal Maderno), la quale verrà inaugurata il 2 giugno  (data profetica!) del 1639.

La Loggia appartiene ad un ambiente particolare, che si chiama Sala del Balcone. In tale sala avveniva l’imbalsamazione dei pontefici che erano deceduti nel Palazzo del Quirinale e che qui venivano preparati per l’esposizione ai fedeli. Durante il procedimento venivano asportati gli organi interni, detti precordi che, una volta collocati in contenitori metallici, venivano conservati nella vicina chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, in Piazza di Trevi. Per tale motivo questo ambiente veniva chiamato anticamente “Sala dei Precordi”.

Alessandro VII sarà il pontefice che incaricherà il Bernini di portare a termine la cosiddetta “Manica Lunga”, quella caratteristica e lunga struttura di circa 360 metri, destinata in origine agli alloggi della famiglia pontificia e agli uffici della corte papale. Essa occupa l’area a sud-est del complesso del Quirinale e fu iniziata da Sisto V per ricavare gli alloggi dei membri della Guardia Svizzera. Al Bernini viene affidato il compito di prolungare il fabbricato fino al portone che dà accesso ai giardini pontifici.

La Manica Lunga sarà terminata dall’architetto toscano Ferdinando Fuga, con la costruzione di una nuova palazzina che ospiterà tra gli altri, l’alloggio del Capitano delle Guardie Svizzere.

Sotto questo pontificato, la lunga galleria eretta dal Fontana per Sisto V, sarà interamente decorata dal pavimento al soffitto, dal pittore Pietro da Cortona, con la collaborazione di vari artisti tra cui Carlo Maratta, il pittore che aveva “coperto” la Vergine nella cappellina dell’Annunziata.

E tra un avvicendamento e l’altro di papi, architetti, artisti e artigiani, arriviamo alla drammatica notte tra il 5 e il 6 luglio del 1809, quando avviene l’arresto del papa Pio VII, da parte delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte. Il pontefice dà ordine alla Guardia Pontificia di non opporre resistenza e arrestato, viene allontanato da Roma.

Il Quirinale viene subito aggiunto ai beni della corona e destinato a sede imperiale. Con la nuova destinazione, si rendono necessari dei lavori di adattamento (non tutti felici a dir la verità) ma nonostante ciò, la famiglia imperiale non abiterà mai nel complesso e, dopo varie vicende storiche, la struttura riaccoglierà Pio VII nel 1814, una volta liberato dall’esilio francese.

Durante l’occupazione napoleonica, la galleria affrescata dal Cortona subisce una sconvolgente modifica: essa viene divisa in tre sale da due setti murari, per poter ricavare l’appartamento dell’imperatrice Maria Luigia, moglie di Napoleone. Per poter sistemare gli arredi necessari, vengono poi murate le finestre che danno sul cortile d’onore, lasciando solo quelle sul lato opposto, privando così l’ambiente della sua meravigliosa luminosità, mentre una parte degli affreschi viene coperta dalla tappezzeria.

Gli ultimi lavori realizzati da un papa saranno quelli di Pio IX, che sarà anche l’ultimo papa ad abitare il palazzo.

Dopo l’unificazione d’Italia avvenuta nel 1861, Roma viene destinata a diventare la capitale definitiva del nuovo regno, dopo Torino e Firenze e il Quirinale viene scelto come dimora dei Savoia.

Inutile dire che nuovi lavori sono pronti a partire. La palazzina del Fuga viene riservata al re ma Vittorio Emanuele II, il primo sovrano del nuovo regno, non ci abiterà mai, preferendo occupare il piano terra della vecchia Palazzina Gregoriana.

Le principali modifiche riguardano gli interni dell’intera struttura e spesso si ispirano al ricco stile Luigi XV. Tali modifiche hanno lo scopo di trasformare l’austero palazzo pontificio in una elegante e fastosa reggia.

I nuovi arredi della residenza provengono da varie dimore prestigiose come il Palazzo Ducale di Parma e alcune  residenze sabaude.

Nella Manica Lunga vengono sistemati vari uffici della Real Casa ma quest’ala cambierà completamente assetto in occasione della seconda visita a Roma dell’Imperatore di Germania Guglielmo II e di sua moglie, avvenuta nel 1888. Vengono ricavati così due Appartamenti Imperiali, composti da sedici stanze, tappezzate in seta e velluto e con soffitti decorati.

Al periodo sabaudo risale uno dei momenti più emozionanti vissuti al Quirinale, quello in cui lo scienziato Guglielmo Marconi effettua il 7 luglio del 1897, un esperimento di radiotelegrafia nelle sale del Palazzo, alla presenza dei reali.

Altre modifiche verranno effettuate nella dimora, in occasione della visita di Adolf Hitler nel ’38 e a farne le spese stavolta è il piano nobile della Palazzina Gregoriana.

Solo otto anni più tardi avverrà quel passaggio storico che vedrà il tramonto definitivo della monarchia e la nascita della repubblica, aprendo così un nuovo capitolo della storia d’Italia.

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