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Referendum costituzionale 

APOCALYPSE NOW ?

del 29/11/2016

Titolo noto ed apocalittico, ma che sintetizza quanto prevede il Premier Renzi qualora dovessero vincere i NO.   Ma non sarà così, non lo credo perché in Italia quando muore un Papa se ne fa un altro e tutti sono pronti a dire “Viva il Papa”.   In politica è lo stesso, anche se i metodi attualmente sono diventati talvolta ripugnanti tanto che i cittadini più che sul merito della riforma voteranno contro questa forma selvaggia di voler imporre la propria volontà. 

Prima di scrivere questo pro-memoria ho voluto scorrere in internet alcuni precedenti storici e debbo dire che la degenerazione del sistema politico sta riflettendo una rabbia dei cittadini inattesa, ma sperata.

Il 4 dicembre circa il 55% degli italiani si recherà alle urne, tranne gli indecisi, per votare questo Referendum sulla cui validità si sono espressi Professori, costituzionalisti, sociologi, politologi puntualmente soverchiati dalla presenza dei due autori della riforma: Renzi e la Boschi.

Questa riforma segue quella portata a termine da Berlusconi e con la quale furono approvate leggi incostituzionali e proprio grazie al precedente referendum si evito di assestare il primo duro colpo alla nostra Carta costituzionale.  Lo stesso “Porcellum” approvato dal medesimo governo, e dichiarato incostituzionale dalla Consulta, ha finito per regalarci una “Maggioranza”, ottenuta Dio sa come, ed un Governo privo di legittimazione.    Ora ci riprovano Renzi e la Boschi con una legge governativa. Un filo “Verdini” lega i due Premier, un filo che fa intuire scellerati accordi dietro le quinte.

Che Renzi avesse questa voglia di realizzare una “rivoluzione costituzionale” lo manifestò in una sua pubblicazione del 2006 (I trentenni ed il futuro) dove anticipò con argomenti del tutto strampalati e superficiali i perchè dovesse essere modificata la nostra Costituzione.

Con questa premessa il Governo Renzi, tramite la Boschi, ha presentato, anzi imposto,  questa riforma costituzionale. Una proposta governativa assai travagliata, tanto da costituire una pagina indecorosa per il Parlamento.

In effetti, leggendo la legge più che un provvedimento di riforma costituzionale per la sua impostazione lo si dovrebbe definire un “Mille proroghe” (quello che io chiamo la legge imbrogliapopolo), comunque, a dire degli estensori ha come scopo principale la fine di quel bicameralismo perfetto su cui il sistema italiano si regge da dopo il fascismo.

A sentire gli estensori essa “renderà più veloce l'iter di approvazione delle leggi e quindi delle riforme di cui ha bisogno il Paese”.   Nulla di più inesatto, infatti, dal 2000 in poi l’85% delle leggi approvate dal Parlamento sono di iniziativa governativa, da qui un primo dubbio che questo massiccio ricorso per approvare le leggi possa ripetersi con maggiore insistenza qualora passi la riforma.  In verità, rispetto alla media europea, produciamo troppe leggi e di pessima qualità ed efficacia.

Ma vediamo in concreto quali sono le principali modifiche proposte dalla Riforma.

 

Viene modificato il Senato (artt. 57 e 58 della Cost.), i cui componenti si ridurrà: da 315 Senatori si passerà a 100. Di essi 95 verranno eletti dalle Regioni “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”.  Ogni Regione avrà due senatori (primo arcano: sarà compreso il Sindaco ?) per un totale di 40 oltre ai 4 senatori per le Provincie di Trento e Bolzano, che fanno 44.  Inoltre, 22 senatori saranno eletti tra i Sindaci e saremmo a 66.  Ora, 95 meno 66, avanzano 29 seggi da distribuire secondo la “ripartizione proporzionale” in “rappresentanza delle diverse popolazioni delle Regioni” (secondo arcano stabilito dall’art.2, comma quarto).    Infatti, questo calcolo dovrà essere oggetto di apposita legge quadro da approvarsi entro 3 mesi dall’approvazione della riforma.   Altro problema  con le Regioni a statuto speciale i cui senatori della riforma sono a rischio di nomina.

Comunque, dei 95 Senatori eletti, 74 saranno consiglieri regionali, mentre gli altri 21 saranno sindaci. I 5 rimanenti verranno invece nominati dal Presidente della Repubblica e rimarranno in carica per 7 anni senza possibilità di reiterazione del mandato. Ai 100 si aggiungeranno poi i Senatori a vita, ovvero gli ex Presidenti della Repubblica.

Ai Senatori neo eletti, non verrà data alcuna indennità, ma godranno dell’immunità parlamentare.   Non potranno più votare la fiducia al Governo, prerogativa che rimarrà solo della Camera dei Deputati, non si esprimeranno sulle leggi ordinarie (a meno che non lo facciano a maggioranza assoluta ma il loro parere non sarà vincolante) ma solo su quelle costituzionali, sulle ratifiche dei trattati UE e sulle leggi elettorali e avranno una funzione di raccordo tra enti locali e Stato.  Se è vero che il nuovo Senato “verifica l’attuazione delle leggi dello Stato” dalla norma approvanda viene da chiedersi: in che modo e con quali strumenti?

 

Vengono medificate le procedure per l’elezione del Presidente della Repubblica (art. 83 della Cost.)

 Saranno i neo Senatori ad eleggere il Presidente della Repubblica. Il quorum per le prime tre votazioni sarà a maggioranza assoluta dei due terzi dell’Assemblea (come ora in sostanza), mentre dalla quarta votazione in poi scenderà ai tre quinti dei votanti (novità ovvero 220 elettori).

L’interinato del Capo dello Stato in caso di dimissioni, impedimento permanente o morte è trasferito in capo al presidente della Camera, e non più a quello del Senato.

 

Vengono modificati criteri elettivi e poteri della Corte Costituzionale (art. 135 e segg. della Cost.)

La legge Renzi-Boschi ne riforma composizione, prerogative e funzioni.   Dei cinque giudici non più eletti in seduta congiunta, tre saranno eletti dalla Camera dei Deputati e due dai neo Senatori.  I Senatori li dovranno eleggere a maggioranza dei due terzi dell’assemblea per i primi due scrutini, e a maggioranza dei tre quinti nel terzo.

La “nuova Corte Costituzionale” dovrà esprimersi sulla legittimità costituzionali delle leggi elettorali anche prima della loro approvazione ed un eventuale parere di incostituzionalità ne impedirà la promulgazione.  È evidente che la riforma vuole “controllare” la Consulta.

 

Viene modificato l’istituto del referendum popolare (art. 75 e segg. della Cost.)

Sul punto merita soffermarsi.  Con questa legge si affievolisce fortemente l’istituto del referendum, strumento di esercizio della sovranità popolare con il quale i padri della Costituzione nel 1948 vollero vincolare i legislatori al rispetto della volontà del popolo.

In effetti, questa sovranità, già limitata dalla Costituzione stessa, che stabilisce le procedure referendarie e le materie che non sono sottoponibili a referendum, ora subisce una limitazione decisiva.

Da sempre il Parlamento o meglio i partiti politici, prima i democristiani e poi i comunisti hanno evitato di dare attuazione all'art. 75 della Costituzione non volendo rinunciare da un lato al controllo sulla legislazione e, dall’altro, al fatto che un pronunciamento popolare mette in evidenza l’eventuale spaccamento tra volontà politica e volontà popolare.

Oltre al referendum abrogativo viene introdotto quello propositivo e di indirizzo che verrà disciplinato con successiva legge costituzionale.   Sui quorum, mentre è presente nel referendum abrogativo (che ha per oggetto una legge ordinaria) non lo è per quello confermativo (che ha per oggetto una legge costituzionale). Per presentare un referendum popolare si dovrà acquisire la dichiarazione di ammissibilità della Corte Costituzionale e 800 mila firme (ora 500 mila).  La norma attuativa dovrà essere oggetto di apposita legge da parte della Camera.

Per presentare invece un progetto di legge di iniziativa popolare il numero di firme necessarie viene triplicato: da 50 mila a 150 mila.

 

Vengono abolite le Provincie ed il CNEL (artt. 99, 114 e segg. della Cost.)

La tanto discussa eliminazione delle Provincie viene attuata mediante l’abrogazione dell’art.114 e con essa anche degli articoli seguenti relativi alle competenze che verranno rimodulate assegnandole a Stato o Regioni.

Viene abrogato, infine, l’art. 99 e con esso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro che lo istituiva.

Ovviamente tutto il personale di tali istituzioni verrà riassegnato unitamente ai beni patrimoniali, talvolta consistenti.

A questo punto è necessaria una riflessione sulla legge elettorale del 2015 (legge 52/2015) denominata Italicum datole dal suo promotore Renzi nel 2014, nata come noto a seguito del Patto del nazareno. Essa prevede un sistema proporzionale a doppio turno a correzione maggioritaria, con premio di maggioranza, soglia di sbarramento e 100 collegi plurinominali con capilista “bloccati”.   Ciò significa che al premio di maggioranza si accede senza alcuna soglia minima.   Attualmente la Corte Costituzionale ha rinviato il giudizio sulle sei eccezioni  di incostituzionalità sollevate nei confronti della legge.  Decisione che dovrebbe giungere dopo il referendum.   Il parere non dovrebbe essere favorevole in quanto l’Italicum riflette tutti i difetti del Porcellum , inoltre la combinazione tra norme della riforma costituzionale e quelle dell’Italicum finiscono per generare un “Premierato assoluto” ovvero una sorta di potere assoluto nelle mani del Premier.  Il Parlamento verrebbe de facto esautorato dai fedelissimi scelti dal Premier e servirebbe solo a ratificare decisioni prese fuori della Camera.

 

I problemi irrisolti.    La riduzione non ha riguardato anche la Camera dei Deputati.  Secondo l’ultima versione dell’art. 56 della Costituzione i Deputati sono 630 di cui 12 eletti nella circoscrizione estero.   Un numero abnorme se si raffrontano con i Parlamenti UE e non parliamo poi degli USA (500 deputati per oltre 300 milioni di abitanti).

Non si accenna altresì ai riflessi sulla “Legge Tremaglia” ovvero la legge 459 del 2001 grazie alla quale fu possibile modificare gli artt. 48 (istituzione della circoscrizione Estero), 56 e 57 (numero dei deputati e senatori eletti dai cittadini italiani all’estero) della Costituzione.   Infatti, se verrà confermata la legge Renzi-Boschi, con la modifica del Senato si perderanno i sei Senatori della circoscrizione estero mentre rimarrebbero i 12 deputati eletti alla Camera.   Tuttavia, da tempo in Parlamento si vorrebbe rimettere le mani su questa complessa e vexata quaestio, il che vuol dire ritoccare sia la Legge Tremaglia che la 368/1989 che istituiva il CGIE, nonchè la 286/2003 che istituiva i COMITES, per dare “maggiore attualità alla mutata condizione dell’emigrazione italiana”.  In verità un fenomeno complesso e scarsamente capito e curato dal Parlamento italiano (vedi ad esempio la nuova emigrazione).

La riforma non risolve altresì il “divieto di mandato imperativo” infatti la norma consente ai transfughi di continuare a “cambiare casacca” senza dover dare le dimissioni.  Altrettanto si dica sull’introdurre una limitazione a porre la “questione di fiducia” che con la decretazione d’urgenza costituisce il perenne abuso dei Governi e che costringe il Parlamento ad approvare un testo normativo senza poterlo emendare, oltretutto non “possono dissentire” in quanto i franchi tiratori sono condizionati dallo scrutinio palese.

Proseguire? No, anche perché credo che queste poche riflessioni evidenziano gravi e fondate lacune nel testo della legge meritevole di maggiore approfondimento in Parlamento… Credo tuttavia che la saggezza popolare saprà ben decidere quale sia la giusta risposta con il proprio voto.

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