Home / / Storia di Roma: la seconda guerra sannitica (326-304)

Storia di Roma: la seconda guerra sannitica (326-304)

del 02/09/2015

Dopo i successi conseguiti contro i Sanniti e la Lega Latina la potenza di Roma si andava sempre più affermando. La concessione della cittadinanza romana a diverse città portò, nel decennio 339-329 a.C. la popolazione da 160mila a 250mila. Sempre durante questo periodo Roma creò alcune colonie-fortezze ai confini rendendoli più sicuri e alleviando la miseria della plebe. Fra queste colonie quella di Fregelle (Ceprano) fondata nel 328 a.C. diede inizio ad una vertenza con i Sanniti che consideravano quel territorio di loro appartenenza. La lite fu una delle cause che diede inizio, nel 326 alla seconda guerra sannitica che si concluse nel 304. Fra la fine della prima guerra sannitica e l’inizio della seconda (341-326 a.C.) i Romani avevano rafforzato la loro presenza in Campania ottenendo un’alleanza con Napoli, la più importante città commerciale greca dell’Italia centro-meridionale. L’origine che portò a questa alleanza furono i dissensi politici interni fra i Greci. Il partito favorevole ad una alleanza con i Sanniti riuscì, nel 327 a.C., a introdurre nella città una guarnigione sannita di seimila uomini, che ben presto si dedicarono a fare scorrerie nel territorio di Capua. La città chiese aiuto a Roma che inviò un esercito, il quale mise sotto assedio Napoli. Quando nel 326 a.C. i Greci filo-romani riuscirono, con uno stratagemma, a sbarazzarsi della guarnigione sannita, Roma firmò un trattato di alleanza con Napoli, esentandola da obblighi militari. Questa alleanza e la fondazione di una colonia a Fregelle, furono le cause della rottura del trattato, stipulato con i Sanniti nel 354 e confermato nel 341 a.C., che diedero inizio ad una nuova fase di ostilità.

 

Un tratto dell’antica via Appia  costruita del 312 a.C.

 

Le Forche Caudine

Nei primi anni di guerra tra il 326 e il 322 a.C. ci furono delle violente scaramucce ma nessuno dei due eserciti prevalse nettamente sull’altro ma nel 321 a.C. la situazione cambiò drasticamente. Roma, per porre fine a questo periodo di stallo e arrivare a una vittoria definitiva, inviò, nella zona dei Sanniti Caudini, un esercito forte di ventimila uomini al comando dei due consoli Tito Veturio Calvino e Spurio Postumio Albino. I Sanniti, che ovviamente conoscevano bene il loro territorio, osservando le mosse delle legioni romane, le attirarono con uno stratagemma in una stretta valle vicino Caudio (città dei Sanniti Caudini vicino Benevento) ostruendone l’uscita e velocemente anche l’entrata, creando così una perfetta trappola per l’esercito romano, controllato dalle alture dalle truppe sannite. Dopo ripetuti e inutili tentativi di sottrarsi alla morsa i due consoli romani furono costretti a chiedere la resa. Il comandante dell’esercito sannita, Gavio Ponzio, era dell’idea di sterminare le legioni bloccate nella valle ma dovette accettare il consiglio del padre, Erennio Ponzio, che era a capo della federazione sannita, di lasciarli andare dopo averli fatti passare a due a due, nudi e chini, sotto il gioco dei sanniti: l’umiliazione così inflitta sarebbe stata per Roma una sconfitta maggiore dell’uccisione di tanti guerrieri. L’avvenimento è passato alla storia come la disfatta delle Forche Caudine, una delle più pesanti inflitta ai Romani.

 A corredo di questo rilascio ignominioso fu stilato, tra il capo dei Sanniti e i consoli a nome di Roma, un nuovo trattato di pace che prevedeva la restituzione dei territori a loro sottratti. A garanzia della ratifica del trattato da parte del Senato romano furono tenuti in ostaggio seicento cavalieri che rappresentavano il fior fiore dell’aristocrazia romana.

A Roma, quando giunse la notizia della pace ottenuta a quelle condizioni e con quella messa in scena umiliante, l’indignazione fu impressionante e la città piombò nello sconforto. I consoli si dimisero e sostituiti, nel 320 a.C., da Quinto Publio Filone e Lucio Papirio Cursore. Secondo gli storici romani la “pace caudina” non fu ratificata dal Senato romano ma in realtà fu osservata. Comunque i Romani fecero tesoro della sconfitta e migliorarono le tattiche di guerra del proprio esercito e snellirono le legioni rendendole più veloci e incisive. Sul lato politico raggiunsero accordi economici e militari con gli Apuli sborsando anche una considerevole quantità di oro. 

La guerra ricominciò nel 316 a.C. I Sanniti, che si erano rafforzati in Campania controllando Nola, Nocera, Pompei ed Ercolano, si inoltrarono nel Lazio  dove occuparono Sora e, nel 315 a.C, a Lautule (nei pressi di Terracina) sconfissero un esercito romano, avanzando  fino ad Ardea. Con questi successi essi raggiunsero il massimo livello del loro successo. Roma seppe superare il pericolo che correva grazie anche al contributo delle città latine che in questo frangente le restarono fedeli e contrastarono l’avanzata dei Sanniti: la saggia politica di Roma verso i Latini dava i suoi frutti.

La riscossa

L’anno seguente i Romani riuscirono a lanciare un’offensiva: Sora fu ripresa e i Sanniti persero le loro posizioni nel Lazio mentre in Apulia il console Lucio Papirio conquistò Lucera, dove i Romani stanziarono una colonia con 2.500 uomini. Infine la Campania ritornò sotto il controllo di Roma.

Intanto, nel 312 a.C., per volere del censore Appio Claudio Cieco, fu dato inizio alla costruzione della via Appia, per collegare Roma con Capua, e alla costruzione di un acquedotto per rifornire la città la cui popolazione era notevolmente aumentata. Nel 311 a.C, i Romani, persuasi dai Greci di Napoli, riorganizzarono la flotta navale, che dopo un anno poteva contare su una discreta forza marina.

 

Resti dell'antico acquedotto fatto costruire da Appio Claudio

 

Alla fine del 312 a.C. gli Etruschi, convinti della debolezza dell’apparato bellico dei romani, scesero in guerra aprendo così un altro fronte. La guerra si prolungò per diverso tempo con scontri anche cruenti fino a quando, nel 310 a.C., il console Fabio Massimo Rulliano, dopo aver attraversato i monti Cimini, arrivò nell’Etruria centrale e accerchiò le milizie etrusche annientandole. Perugia, Cortona e Arezzo firmarono dei trattati di pace e di alleanza.

La guerra con i Sanniti intanto andava per le lunghe con alterne sconfitte e vittorie intervallate da periodi di tregua. Ma negli ultimi anni i combattimenti avvennero in territorio sannita e la battaglia decisiva fu combattuta nel 305 a.C. nei pressi di Boviano, la città più importante dei Sanniti. Due eserciti romani al comando dei consoli Lucio Postumio Megello e Marco Fulvio Petino, si scontrarono in più riprese con le truppe sannite che furono sconfitte. Anche i loro alleati, gli Ernici e i Peligni furono sconfitti e Roma strinse alleanze con i popoli italici dei Marsi, Marrucini, Frentani e Vestini, stanziati nell’attuale Lazio orientale, in Abruzzo e in Molise.  Ai Sanniti, nel 304 a.C., non restò che chiedere la pace. Peraltro anche i Romani premevano per un trattato di pace perché esausti dopo così tanti anni di cruente battaglie. Erano però consapevoli che quasi tutte le roccaforti sannite erano rimaste intatte così come intatto era rimasto la maggior parte del loro territorio. Con un nuovo trattato i Sanniti persero il controllo sulla valle del Liri e sulla Campania. Il territorio a nord della piana del Fucino passò sotto il controllo romano con la fondazione delle colonie di Alba Fucens (vicino Avezzano) e Carsoli.

 La pace così ottenuta durò solo sei anni (304-298 a.C.) poi scoppiò una nuova lunga guerra che narreremo nella prossima puntata.

Vedi anche

  • Chi siamo

    "L'ECO" è un settimanale d'informazione fondato nel 1966. Dalla sua nascita è un importante punto di riferimento per la comunità italiana in Svizzera.
    [leggi tutto]

  • Foto